
I primi schiavi africani Arrivarono in Virginia, situata sulla costa orientale degli Stati Uniti, nell’anno 1619. Anche se l’arrivo di questi individui fu l’inizio di secoli di oppressione, la verità è che la schiavitù faceva già parte della società in altre regioni dell’America. continente. La tratta degli esseri umani non era esclusiva delle colonie britanniche, anche se proprio lì acquistò caratteristiche che determinarono per generazioni la struttura sociale dell’intero Paese.
I primi schiavi africani in America
L’arrivo degli schiavi in Nord America affonda le sue radici in un conflitto molto più ampio. In particolare, il Portogallo, una nazione con una forte presenza nell’Africa occidentale, era in guerra con il regno di Ndongo, vicino al fiume Cuanza (l’attuale Angola), che portò alla cattura di migliaia di persone. Quelli catturati dai portoghesi furono deportati nelle Americhe in condizioni spaventose. Una delle navi più note in questo contesto fu la San Juan Bautista che trasportava gli schiavi in Messico (conosciuto a quel tempo come Nuova Spagna). Tuttavia, prima di giungere a destinazione, la nave venne intercettata dai pirati inglesi che portarono un gruppo di prigionieri in Virginia, dando così inizio alla storia della schiavitù nelle colonie inglesi.
Lo sviluppo del sistema schiavistico in Virginia
Lo status giuridico di questi primi africani in Virginia è difficile da definire con precisione. Inizialmente, ad alcuni schiavi africani fu concessa la libertà dopo aver servito i loro padroni per un certo periodo di tempo. Tuttavia, nel 1640, furono imposte le prime sanzioni che resero di fatto gli africani schiavi a vita. Il sistema schiavista che si stava affermando in Virginia, in seguito noto come il codice degli schiavi del 1705Stabiliva che gli africani e i loro discendenti sarebbero stati schiavi a vita. La legge stabiliva che chiunque non fosse cristiano al momento dell’acquisto poteva essere ridotto in schiavitù. Questo codice consentiva inoltre ai figli degli schiavi di ereditare lo status di schiavi delle loro madri, garantendo che il sistema si perpetuasse di generazione in generazione.
L’espansione della schiavitù nelle colonie
Durante il XVII e il XVIII secolo, la crescita della tratta transatlantica degli schiavi alimentò l’espansione della schiavitù nelle colonie britanniche del Nord America. Questo commercio si intensificò nelle regioni meridionali, dove l’agricoltura delle piantagioni richiedeva un gran numero di lavoratori. Le principali piantagioni, dedicate alla coltivazione di tabacco, cotone e riso, costituirono la base economica degli Stati Uniti meridionali. Il lavoro degli schiavi, garantito a vita, divenne un fattore chiave per la ricchezza dei proprietari terrieri. Inoltre, con l’invenzione della sgranatrice di cotone nel 1793 da parte di Eli Whitney, la domanda di schiavi aumentò drasticamente.
Rivolta e resistenza degli schiavi
Nonostante la costante oppressione, gli schiavi resistettero in molteplici modi: dalla fuga verso stati o territori in cui la schiavitù era vietata alle rivolte organizzate. Una delle rivolte più ricordate è quella di Nat Turner nel 1831, che, spinto dal suo fervore religioso, guidò una rivolta in Virginia. Anche se l’insurrezione fu repressa brutalmente, suscitò paura nei proprietari di schiavi e portò a leggi ancora più restrittive.
La lotta per l’abolizione
Con il progredire del XIX secolo, le tensioni tra stati schiavisti e stati liberi peggiorarono. Nel nord, dove le pratiche industriali richiedevano manodopera meno umile, il movimenti abolizionisti. Figure come William Lloyd Garrison, che nel 1831 iniziò a pubblicare il giornale The LiberatorDa lì, si batté instancabilmente per l’abolizione totale della schiavitù. Un’altra tappa importante fu la pubblicazione del romanzo ‘La capanna dello zio Tom’ nel 1852, scritto da Harriet Beecher Stowe, che fece conoscere a molte persone la realtà della schiavitù.
La fine della schiavitù negli Stati Uniti
Infine, scoppiò la crescente frattura tra le colonie settentrionali e quelle meridionali Guerra civile americana (1861-1865). Il presidente Abraham LincolnLa Costituzione, che inizialmente mirava a preservare l’unità del Paese, alla fine adottò una posizione più decisa verso l’abolizione. Nel 1863, con la Proclamazione di emancipazione, Lincoln dichiarò la libertà di tutti gli schiavi negli stati confederati ancora in ribellione. E nel 1865, il Tredicesimo Emendamento Fu ratificato, abolendo ufficialmente la schiavitù in tutto il Paese. L’articolo ha trattato in dettaglio le origini della schiavitù negli Stati Uniti, la sua evoluzione e la sua successiva abolizione attraverso una vasta raccolta di informazioni basate sui principali eventi storici che hanno segnato uno dei capitoli più bui della storia del Paese.


